Il Rinato

…dai pensieri di colui che doveva essere apprendista sciamano: 
“Ricordo…ricordo quel giorno…il mio padrone “non libero” mi obbligava a vestire quel mucchio di stoffe dall’odore pungente di erbe lavorate. Mi obbligava a tenere in mano quella tavola luccicante, per portare i loro calici e le loro carni alla brace sulla lastra di marmo sulla quale si nutrivano. Odiavo quel modo di muovermi, volevo respirare l’aria violenta della notte che filtra tra le piante del bosco, sentire le voci dei fratelli della foresta, e della mia tribù…ma non potevo…dovevo solo sentire i versi e le risa dei ricchi mercanti che si spartivano i loro incassi giornalieri e sprecavano cibo. No! Strappai dalle sue mani la coscia d’agnello e la mangiai come è giusto fare, mi fissava disgustato e iroso…lanciai la loro lastra luccicante contro il vetro della loro abitazione, ringhiai verso di loro..strappai la corda che legava i miei piedi al tavolo e, nella notte, saltai fuori dalla finestra e corsi libero verso le voci degli spiriti della foresta. Ora li sentivo, lo sciamano mi diceva sempre che ci parlano, i loro non sono solo fruscii o suoni, sono voci…voci che mi stavano incitando a correre più veloce nella direzione opposta a quella della casa del perfido mercante, voci che mi chiamavano. Non pensavo più a nulla, correvo…non pensavo…nemmeno che potesse avere un’arma…la stessa che mi fece respirare sangue quando mi trafisse da dietro…la stessa che mi impedì di raggiungere vivo la mia foresta…” 

…dai pensieri della bestia: lemure della notte: 

“Odore di sangue, ci sono predatori nel nostro territorio…devo avvisare i compagni… lancio il segnale e tutti corrono ai ripari, sugli alberi alti, nei cunicoli buii e profondi. ‘predatore in zona’. E’ più forte di me: sono cauto, ma ramo a ramo mi avvicino…voglio vedere chi è lo sfortunato… Resto immobile qualche ora, il corpo è di un “due piedi-due mani” e di solito hanno sempre oggetti curiosi nelle loro strane pellicce. Annuso l’aria: nessuna traccia di grossi predatori…solo i loro odori di uva pestata, di quelle strane loro bevande, di carne bruciata… Scendo dal mio sicuro nascondiglio e mi avvicino al corpo fermo…non è morto ma non si muove più, ad ogni respiro gorgoglia e sputa sangue caldo…il pelo dalla testa alla coda si raddrizza,è qualcosa di strano…non sono mai stato in questo modo. Mi siedo accanto, lo osservo e mi passa la curiosità di sapere cosa porta nella strana pelliccia…continuo ad osservarlo… Mi fissa anche lui, sembra che sappia che mi sento molto strano e mi sorride…ora non è più vivo, lo sento, ma rimango ancora li.” 

PASSA DEL TEMPO, QUALCUNO SI AVVICINA 

“Non so quanto tempo sia passato, non so perchè sono ancora qui, so solo che quel “due piedi-due mani” vestito di orso prima non era li in piedi ad osservare me e il suo simile morto. Non ho sentito il suo rumore che si avvicinava, non ho sentito il suo odore. Ma ora è li, mi fissa in modo strano, fissa il corpo del suo simile morto… Alza le braccia ed il suo bastone, mi spavento e tento di scappare…ma non riesco a muovermi. Osservo gli occhi tristi del corpo morto, osservo ancora l’uomo dalla pelliccia d’orso…continua a muovere le braccia e il suo bastone…osservo ancora gli occhi tristi…osservo dagli occhi tristi…” 

PASSA ALTRO TEMPO, LO SCIAMANO IN PELLICCIA D’ORSO NON C’è PIù. IL LEMURE NON RIESCE A CAPIRE, SI è MOSSO SENZA MUOVERSI. VEDE UN SUO SIMILE MORTO…NON VEDE PIù IL ‘DUE MANI-DUE PIEDI’…IL LEMURE NON CAPISCE… 

…dai pensieri…: 

“Puzza di sangue! Uzedh perde sangue! Uzedh non è ferito ma ha sangue addosso… Piccolo lemure morto non ha sangue…ma è morto! Uzedh non capisce, Uzedh è stanco…” 

SCOSSO E BARCOLLANTE L’UOMO SEGUE DI NUOVO LA STRADA VERSO LA FORESTA. NON PARLA, NON EMETTE SUONI…EPPURE SENTE VOCI CHE GLI RISPONDONO…UN DUE MANI-DUE PIEDI: UN UMANO; UN LEMURE NOTTURNO GLI PARLANO…SONO SPIRITI? 
…SONO UZEDH…